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Dall’alba al tramonto tra archeologia e segreti della Sardegna

Dall’alba al tramonto tra archeologia e segreti della Sardegna

Quando si parla di luoghi sacri e magici che hanno alle spalle una storia antica fatta di riti e di simboli, la Sardegna è al primo posto! Nuraghi costruiti secoli fa, templi, tombe dei giganti, domus de janas e complessi preistorici riempiono il territorio dal mare all’entroterra, classificando l’isola come uno dei posti con i siti preistorici meglio conservati e tutt’oggi visitabili.
Domenica 17 dicembre, è stata la giornata in cui ho potuto assistere a questi riti magici che tanti anni fa accompagnavano il Solstizio d’inverno, momento in cui si celebrava la vita e la morte del sole.
Non sono una tipa a cui piace alzarsi presto la mattina e ammetto che farlo di domenica è stato abbastanza faticoso. Dopo la sveglia alle cinque ed essermi ripresa dal sonno arretrato mi metto alla guida per raggiungere Torralba, dove si trova il punto d’incrontro con il resto del gruppo. Arrivo a destinazione dopo un’ora di viaggio, poco prima dello sorgere del sole, e raggiungo velocemente la comitiva raggruppata all’ingresso del nuraghe Santu Antine; aspettiamo ancora qualche momento che arrivino le ultime persone e alle sette ci dirigiamo verso il grande complesso, posizionandoci proprio di fronte alle colline da cui di lì a poco sarebbe sorto il sole.
Purtroppo abbiamo beccato la giornata con le più basse temperature di questo inverno: il cielo è leggermente cupo e il freddo è così pungente che passa tra gli strati di vestiti e ghiaccia le mani e i piedi. Le chiacchere che fino a poco prima avevano riempito l’aria cessano e iniziamo il nostro momento di silenzio e contemplazione.
La luce del sole si fa sempre più intensa, man mano che l’alba inizia a prendere forma, e in poco tempo una grande palla gialla sbuca da dietro le colline e illumina i nostri volti e la facciata del nuraghe, sciogliendo lentamente il ghiaccio che si era formato sulla pietra. Un attimo ricco di magia che ci riporta indietro nel tempo, a quando gli antichi osservavano l’alba e l’associavano alla rinascita, alla vita e alla vittoria delle luci sulle tenebre.
Quando il sole sparisce dietro i nuvoloni che nel frattempo hanno raggiunto le nostre teste, ci spostiamo al bar per riscaldarci e fare colazione, e dopo una pausa in tranquillità ritorniamo al nuraghe dove ci presentiamo tra di noi e dove Ilaria, la guida, e Mauro Zedda, studioso di archeoastronomia, ci iniziano a spiegare il significato che il Solstizio aveva per le religioni antiche e per la civiltà nuragica, ipotizzando il possibile collegamento con gli orientamenti astronomici. Non sono una persona che si intende di queste cose, ma è sicuramente interessante scoprire come le persone che anni fa abitavano la Sardegna basavano le loro costruzioni e le loro attività sulle stelle e sul ciclo del sole!
Entriamo dentro il complesso nuragico, il più importante della Valle dei Nuraghi, e iniziamo l’esplorazione della struttura, tra bastioni, scalini e stretti corridoi che collegano le varie sale. La base principale è composta da due piani ed è la prima volta che vedo un nuraghe di questo genere! Pensare che sia stato costruito millenni fa e che regga ancora oggi, nonostante le intemperie e il tempo, è qualcosa che lascia stupefatti e riempie la testa di domande, che fortunatamente ricevono risposta immediata grazie alla preparazione delle nostre guide.


Dopo aver fatto un pranzo al sacco, prendiamo le macchine e ci dirigiamo alla necropoli di Sant’Andrea Priu, sita nel comune di Bonorva, a pochi chilometri dal nuraghe. Arriviamo in una valle circondata da colline rocciose e da tanti alberi dai colori autunnali (qui sembra che l’inverno non sia ancora iniziato) e mi lascio trasportare dalla natura suggestiva che contraddistingue questa zona centrale dell’isola. Le Domus de Janas sono nascoste tra due pareti rocciose e per arrivarci prendiamo una stradina non asfaltata che conduce direttamente davanti al complesso.
Paghiamo il biglietto, entriamo nel giardino antistante la necropoli e qui ci troviamo avvolti da un forte silenzio e dal profumo di storia e antichità: è qui che si trova la Domus de Janas più grande della Sardegna, chiamata Tomba del Capo! Fu costruita come tomba ipogea per contenere i defunti e nel periodo bizantino venne trasformata in chiesa rupestre; è infatti per questo motivo che all’interno si trovano i resti di alcuni affreschi. La costruzione iniziale è stata allargata con il tempo ed oggi presenta un’estensione di 250 mq e contiene 18 vani.
Entriamo tutti all’interno di questa struttura e ci sediamo in silenzio nelle due stanze più interne, aspettando che il sole tramonti e che avvenga la magia che contraddistingue questo centro archeologico, ritenuto uno dei più suggestivi della zona. Durante il Solstizio d’inverno il sole, calando dietro i monti, penetra fino all’ultima camera e illumina la falsa porta nel muro, elemento simbolico che indica la divisione tra il mondo dei vivi e quello dell’aldilà.
Abbiamo aspettato questo fenomeno nel buio della stanza, in rigoroso silenzio, alcuni con gli occhi chiusi, altri in stato di meditazione, ma purtroppo quando i raggi stavano per raggiungere il punto preciso del muro, delle nuvole hanno oscurato la luce, che pian piano è diventata sempre più fiocca fino a scomparire. Nonostante la delusione iniziale è stato un momento liberatorio, dove la mente e l’anima si ricongiungono alla terra da cui siamo nati e in cui ritorneremo dopo aver vissuto la nostra vita. – Tranquilli ora non inizierò con frasi filosofiche e romantiche! –
Usciti dalla Tomba del Capo ci dividiamo e visitiamo il resto della struttura: entro all’interno della tomba affianco alla principale dove dei ragazzi stanno intonando delle melodie all’interno dei vani. C’è una perfetta acustica, la voce rimbomba, quasi come ci fossero dei microfoni, e la musica fa quasi vibrare la grotta. E’ un momento perfetto che fa immergere ancora di più nella magia che circonda la necropoli!
Per chiudere in bellezza la giornata saliamo sopra il complesso dove si trova una strana roccia chiamata ‘toro sacro’, che è stata modellata con il tempo dagli agenti atmosferici e che in passato si è pensato fosse una monumentale scultura. E’ qui che ci salutiamo prima di separarci per tornare tutti a casa.
La giornata è stata sicuramente un misto tra fascino, antichità e suggestione e viverla proprio durante il Solstizio è stato come un tuffo nel passato ed una immedesimazione nelle popolazioni che abitavano la zona e che, come testimonianza della loro esistenza, ci hanno lasciato questi siti archeologici importanti!

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