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Due giorni alla scoperta di Bitti

Due giorni alla scoperta di Bitti

Per fare questa esperienza bisogna lasciarsi alle spalle la quotidianità ed essere disposti a calarsi nel mondo di fatica, amore e dedizione dei pastori. Bitti è la cornice di questo viaggio, è la linfa che alimenta le testimonianze del passato e le tradizioni che ancora si tramandano da generazioni. La fattoria didattica è la culla di questa realtà e sa accogliere chi ha voglia di lasciarsi trasportare nel passato. Appena si arriva ci si rende conto di essere circondati dalla natura. La fanno da padrone le querce da sughero che, quando si presenta la stagione giusta, danno l’opportunità di assistere alla raccolta del sughero. Abili mani coinvolgono in questa pratica affascinante e antichissima. La pianta spogliata della sua corazza e tinta di rosso vivo rimarrà senza il suo abito, pronto per essere lavorato nella realizzazione dei classici sgabelli e dei i famosi vassoi che, adornati dal verde delle foglie del mirto, diventano il letto per il piatto più apprezzato dai turisti, il maialetto. Calarsi completamente nella vita del pastore significa vivere a pieno la sua giornata che inizia molto presto con la mungitura. Questa pratica quasi rituale, per molto tempo è stata portata avanti da mani ruvide e logore che con una delicatezza decisa e ferma estraevano il latte. Materia prima, unica fonte di sostentamento per le famiglie e a volte unica merce di scambio in un’economia che conosceva solo il baratto.

Oggi questa magia è andata persa perché quelle mani sono state sostituite dalle macchine che hanno alleggerito il carico dei pastori. Il latte munto viene poi trasportato nel piccolo caseificio dove inizia la lavorazione. Il formaggio è il primo frutto della fatica della giornata: mettere le mani nel latte, rompere il caglio e cercare di dare la forma alla pasta è sicuramente entusiasmante. È poi la volta della ricotta che ancora calda è versata nei contenitori e portata in cucina dove inizia la lavorazione dei piatti tipici di Bitti che verranno serviti per pranzo. Svolgere queste attività è l’occasione di sentire i racconti dei pastori. Aneddoti e storie accompagnano questo mestiere, si racconta l’importanza di ascoltare e rispettare la natura, di conoscere il proprio gregge, di sapere che ad ogni campana che adorna il collo degli animali, corrisponde uno ed un unico suono diverso da tutti gli altri, di contare le fasi lunari indispensabili per il calendario. Tutto è rievocato e narrato con semplicità e intensità. La giornata si conclude con la transumanza. Il gregge viene portato al pascolo e anche questo diventa momento di condivisione e occasione di racconto. Bitti, parte integrante del Gennargentu, ha un territorio prevalentemente granitico dove la macchia mediterranea è preponderante.

Questa biodiversità, oltre all’economia agropastorale, ha dato la possibilità di far crescere anche una realtà viticola in espansione, con la produzione di vini di eccellenza che si possono degustare durante i pasti nella fattoria. La transumanza è anche opportunità di lunghe passeggiate in completo relax. Inoltre in questo spazio è possibile avvicinare gli altri animali che animano la fattoria e fare esperienze dirette anche con questi. Un’ultima nota da segnalare è la possibilità di sentire, mentre si è immersi in questa realtà atavica e ancestrale, il suono della lingua sarda. Il sardo, lingua neolatina a tutti gli effetti, è la musica che contraddistingue questa parte di mondo. Il bittese è la varietà più conservativa della Sardegna, si può riconoscere il suono delle “t” che è rimasto invariato nel passaggio da una lingua all’altra. La durezza di questa lingua diventa melodia con il canto a Tenore, che ha fatto di Bitti il monumento e il capofila di quest’arte. Dichiarato dall’Unesco Patrimonio Immateriale dell’Umanità ha dato al paese il Museo multimediale del canto a Tenore.

Vivere questa vita anche solo per due giorni accende la voglia di ripetere questa esperienza per cercare di carpire altri segreti e per continuare a sentire affascinanti storie raccontate dalla sapienza di queste persone. È un ambiente accogliente, adatto anche per le famiglie, i bambini sapranno sicuramente entusiasmarsi più degli adulti. Quando si sceglie di viaggiare ci si deve far plasmare dal luogo che ci ospita, bisogna farlo nostro e permettergli di sedimentarsi dentro di noi affinché si trasformi in un’esperienza. Questo piccolo mondo è espressione della collettività dei pastori sardi e della loro esistenza.

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