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Tag: escursioni

A Natale, regala un’esperienza in Sardegna

A Natale, regala un’esperienza in Sardegna

Questo 2020 è stato per tutti… dobbiamo davvero specificare? O fare un elenco delle cose che son successe? Meglio di no, vero? Meglio concentrarci sulle cose positive, che per fortuna resistono e proiettarci nel futuro con l’augurio di un 2021 di maggiore serenità per tutti. In tema di imminenti novità positive, tra poco sarà Natale! Sotto l’albero, quest’anno, ci meritiamo davvero tutti qualcosa di speciale. Escursi.com prova a portare il suo contributo facendo un bellissimo regalo a chi il regalo lo vuole fare! Cosa significa? Significa fare in comodità e in maniera semplice online un regalo originale, acquistando una nostra Gift Card

 

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Scopri il centro dell’Isola: esplora il territorio di Bolotana

Scopri il centro dell’Isola: esplora il territorio di Bolotana

Ci vorrebbe una vita intera per scoprire e visitare tutti i centri abitati della Sardegna, tutti con le loro peculiarità, culturali e territoriali che li rende speciali. Bolotana è uno di questi, situato tra le catene montuose del Marghine e vicino al fiume Tirso, il borgo sorge su di una collina, dominato dalla catena del Marghine e le sue ricche foreste. Il centro storico del paese è caratterizzato da un impianto architettonico medioevale, caratterizzato da stradine strette e irregolari che ci conducono a visitare i monumenti più suggestivi del paese come la chiesa campestre di San Bachisio. La festa di San Bachisio, dedicata al Santo, viene festeggiata due volte l’anno una festa che richiama a sé tantissimi visitatori.

Suggestiva è, poi, la visita al bastione di San Pietro con l’omonima chiesa e la casa museo Sa domo e Garrighera. Immerso nel centro della Sardegna, Bolotana e il suo territorio non può non presentare e portare con sé diverse testimonianze di un passato antico. Un passato testimone di una storia che ritorna a noi, con una ricca mole di reperti archeologici testimoni di una presenza dell’uomo sin dalla preistoria. Se ci immergiamo in una passeggiata accurata del luogo, potremo notare i circoli megalitici di Ortachis (Ortakis per i bolotanesi) e le domus de janas di Puddérighos e una serie di nuraghi e proto-nuraghi, trai quali segnaliamo il complesso di Tittiriola, un nuraghe monotorre che conserva intatta la camera principale estesa da tre nicchie.

Una passeggiata culturale, alla quale però si abbina anche quella che possiamo definire una vera e propria escursione naturalistica. Il territorio si presta, perché ricco a livello naturale a quello che possiamo definire un vero e proprio percorso naturalistico. Possiamo partire dall’area di sosta del bosco di Ortachis, seguendo il torrente che costeggia la foresta sino a raggiungere le cascate di Mularza Noa. Se si è nella stagione giusta queste cascate ci regaleranno un bellissimo momento di relax. Procedendo sino all’area di sosta nel Bosco Padube, un’area attrezzata per poter mangiare e rilassarsi. Per chi è amante dell’escursione credo sia una tratta suggestiva da affrontare. A livello naturalistico è quindi un territorio che offre diverse tipologie di escursioni anche molto singolari, come singolare è la visita del territorio chiamato “Badde Salighes” (Valle dei salici) dove si trova una nobile villa in stile inglese costruita tra il 1879 e il 1882 da Benjamin Piercy, un ricco ingegnere gallese. Il territorio sul quale fu costruita la Villa era molto esteso, si trovava e tutt’ora si trova tra i rilievi del Marghine e l’altopiano di Campeda. Una proprietà che nel corso dei decenni è passata da azienda agricola a oasi naturalistica. All’interno della villa si può oggi osservare un arredamento lussuoso composto da una piccola collezione di dipinti. Quello che più attira l’attenzione e il giardino circostante, ricco di diverse specie vegetali anche esotiche, portate dai viaggi che l’ingegnere Piercy faceva. Negli anni a noi contemporanei, nel vasto territorio nel quale sorge la villa era stato avviato il maggior allevamento zootecnico del Mediterraneo e dove, fu costruito un caseificio con impianti moderni. La figura del magnate inglese è appunto legata alla nascente agricoltura intensiva e industria zootecnica di Bolotana.

Bolotana era considerato il granaio principale della provincia di Nuoro, perché qui si produceva una quantità copiosa del cerale, infatti il pane era l’alimento principale delle famiglie dei bolotanesi e la maggior parte delle famiglie aveva in casa il forno a legna e una stanza, “unu frundagu”, dove si riponevano gli attrezzi per fare il pane. Ma non solo il pane! perché anche la realizzazione della pasta fresca per i ravioli e i dolci tipici era una produzione vivace che solo la memoria delle donne sarde poteva e può custodire.

Immergiti nelle bellezze di Alghero tra natura e storia

Immergiti nelle bellezze di Alghero tra natura e storia

Alghero detta anche l’Alguer, la piccola Barceloneta o la Riviera del Corallo. Sono questi gli appellativi che caratterizzano la città e che segnano l’itinerario di questa esperienza.
Le prime cose che accolgono quando si arriva ad Alghero, sono il mare e le mura del centro storico, elementi fondamentali che hanno plasmato il carattere umano, sociale e storico dei suoi abitanti. Per respirare la sua particolare atmosfera è quasi d’obbligo raggiungere subito l’accogliente b&b per liberarsi del carico di valige e zaini così da essere pronti ad addentrarsi tra le vie del centro storico. Altra operazione d’obbligo è mettere via la carta della città e i tecnologici smartphone e perdersi tra le vie lastricate, indicate dalla singolare segnaletica bilingue. È così che si ha la sensazione di essere catapultati in un paesino della Catalogna, invece è l’Alguer, la piccola Barceloneta.

 


Sono infatti le sue strade il primo segno visibile e tangibile della cultura catalana. Alghero, per la sua posizione strategica, è sempre stata crocevia di popoli che l’hanno fatta propria. Popoli che hanno diffuso semi che inaspettatamente, germogliando, hanno fatto nascere cultura e storia. Ma è indubbiamente la dominazione spagnola, quella che lascia le tracce maggiori, una su tutte la lingua. Il catalano è la madre linguistica di questa città, lo si può sentire sussurrato tra le vie del centro storico, popolato da famiglie di pescatori e corallari.
Se si è fortunati si ha la possibilità di intravedere, tra i portoni aperti delle case che fiancheggiano la muraglia, alcuni anziani, che seduti in piccoli sgabelli ancora intrecciano i giunchi del Calic per dare vita alle nasse oppure i filamenti di palma nana per i cordami. È il territorio che ha sempre dato ai pescatori di questa città i mezzi per costruire gli utensili del loro lavoro. Questi anziani, risorse di conoscenza e di racconti, si possono trovare seduti tra le panchine del lungo mare, della muraglia o delle piazze del centro, dove, se avete voglia e pazienza di ascoltare, sapranno raccontarvi storie degne di Herman Melville e del capitano Achab.
In passato, questi coraggiosi pescatori venivano accolti con le loro imbarcazioni cariche di leggende, nel porto. Oggi questo affascinante luogo ospita il mercato del primo pescato dove, all’alba, i pescatori riversano sui banconi il loro bottino notturno. Una parte del loro pescato si può trovare anche al Mercato Civico dove al suo interno una piccola Boqueria prepara piatti freschi all’insegna della tradizione catalana.

Ma c’è un’altra faccia della medaglia nel mondo dei pescatori, che lega Alghero al suo ultimo appellativo, quello di Riviera del Corallo. È il mondo dell’oro rosso, il corallo. La pesca del corallo, arrivò ad Alghero grazie ai pescatori di Torre del Greco che, saputo della grande quantità di corallo nella costa, arrivarono in città e insegnarono a gli algheresi questo pericoloso mestiere. Le piccole botteghe artigiane sono la sede degli orafi che con grande maestria lavorano il corallo trasformandolo in gioielli preziosissimi. Ed è proprio in queste roccaforti che gli artigiani sapranno raccontarvi la storia della lavorazione di questo manufatto, che può essere approfondita nel Museo a lui dedicato.
Questo primo giorno intenso, all’insegna di leggende avvincenti, vi darà le energie e la voglia per affrontare il giorno successivo che vi porterà a visitare il Parco di Porto Conte. Il primo passo è decidere se visitarlo stando comodamente seduti in una macchina elettrica o se cimentarsi cavallerizzi per un paio d’ore. Qualsiasi sia la scelta, ne varrà sicuramente la pena! Il Parco nella sua immensità offre una vasta scelta di territorio.

Non si può rinunciare a visitare Punta Giglio, caratterizzata da diversi percorsi segnalati con colori differenti a seconda della difficoltà e della lunghezza. I sentieri sono dotati di tavoli e panche in legno dove è possibile fermarsi a mangiare e rilassarsi. Uno dei percorsi porta all’estremità di Punta Giglio, dove si apre alla vista un panorama a trecentosessanta gradi sul golfo di Alghero. Il promontorio di Capo Caccia la fa da padrone, il gigante addormentato è lì che riposa e guarda da privilegiato la nascita e la fine di un nuovo giorno. Sono visibili il famoso fortino e alcune strutture che richiamano alla memoria il secondo conflitto mondiale. Se si vuole continuare a viaggiare sulla scia di questo periodo storico ci si può spostare verso la torre di Terra Nova. La torre ospita il Museo di Antoine De Saint-Exupéry che visse ad Alghero dal maggio del 1944 fino al luglio dello stesso anno proprio in una villa posta su una lieve altura davanti alla Torre Nuova. Il pilota visse ad Alghero in quanto volò per le forze aeree alleate americane di stanza nella base militare di Fertilia. Se invece si vuole vedere da vicino la fauna del Parco, non può mancare la visita all’oasi faunistica di Prigionette. Anche qui, attraverso diversi sentieri, ci si può trovare davanti ad asinelli bianchi, daini e cavalli allo stato brado. Ma è soprattutto se si alzano gli occhi al cielo, che si possono vedere volteggiare i grifoni, specie in via d’estinzione e che qui ha trovato un rifugio sicuro grazie alle guardie del parco che quotidianamente li monitorano.

Il Parco è vasto e offre scorci e panorami da togliere il fiato. Non basterebbero mille racconti ricchi di enfasi per rendergli giustizia. Alghero è una città per certi versi romantica, i colori pastello del mare e quelli aspri dei suoi rilievi, regalano albe e tramonti indimenticabili.

C’è solo un modo per vederli: visitare Alghero!

Un autunno da vivere “in acqua” in Sardegna!

Un autunno da vivere “in acqua” in Sardegna!

L’autunno sardo non ha le caratteristiche della stagione che tutti noi conosciamo: i primi freddi, abbondanti ed incessanti piogge; l’unica alternativa plausibile è entrare in letargo come gli animali e dividersi tra letto e divano con una tisana fumante. In Sardegna, questa stagione che arriva prepotente quando ancora non ci si rassegna alla fine dell’estate, è al contrario tutta da vivere!
Cambiano i colori e le giornate si accorciano, ma da nord a sud puoi scoprire delle bellissime attività acquatiche che risulteranno rilassanti e piacevoli grazie soprattutto ad un clima più mite. Di cosa si tratta? Stiamo parlando di esperienze in kayak, canoa e in SUP!


In apertura di questo articolo abbiamo il piacere di suggerirvi la zona di Bosa, tra il mare e l’unico fiume navigabile, il Temo. Potrai scegliere tra due diversi percorsi da effettuare in comodi kayak: marino o fluviale. Verso il mare, con pochi colpi di pagaia, arriverai velocemente alle famose calette dalle acque cristalline della costa di Bosa: Cane Malu, Cala ‘e Moros e Cala Rapina sino a Torre Argentina. Oppure potrai navigare nel fiume, antica via d’acqua per raggiungere il borgo medioevale. Le acque del Temo ti guideranno lungo le mura della cittadina con la vista del Castello.


Nella famosa costa del Golfo di Orosei, nella zona orientale, invece vi proponiamo ben tre tipi di attività: per prima una escursione guidata in canoa a Cala Gonone; invece, per i più coraggiosi, consigliamo di abbinare alla canoa il percorso di trekking nel sentiero che va da Cala Fuili a Cala Luna, con un passaggio nel Selvaggio Blu a terra e per mare l’ingresso alla Grotta del Bue Marino. Infine, per i più sportivi, ecco la nostra nuova esperienza in SUP, acronimo di Stand Up Paddle, che prevede tante emozioni e divertimento, alla scoperta di un luogo considerato da tutti magico e davvero unico, in tutte le stagioni. Vi domandate chi invece non lo considera unico? La risposta è sicuramente perché ancora non ci è stato!
Altre due esperienze di SUP ti aspettano nell’estremo sud: a Cagliari e a Buggerru.

 


Spostandoci al  nord, vi segnaliamo due esperienze simili, rispettivamente in kayak e in canoa, in due zone però molto diverse tra loro. La prima si può svolgere nella spettacolare Baia di Balai a Porto Torres, che racchiude bellezze paesaggistiche come grotte e spiagge accessibili solo via mare e grazie alle nostre guide esperte e amanti del territorio, valore aggiunto per comprendere a fondo la fortuna degli abitanti di questo villaggio sul mare. A Valledoria, non lontano dal borgo medievale di Castelsardo, potrete addentrarvi tra la natura selvaggia del fiume Coghinas, terzo per lunghezza nell’Isola, attraverso una discesa semplice e adatta anche ai principianti.


Per concludere, non possiamo certamente non parlarvi del Parco del fiume Cedrino, nel territorio di Dorgali. Attraverso un’escursione in autonomia in canoa, potrete godere appieno di questo spettacolo della natura: troverete infatti paesaggi spettacolari che incorniceranno la vostra voglia di avventura, come canyon scavati nelle acque del fiume e animali a farvi compagnia.
Perché passare le serate autunnali a sognare e non attivarsi per diventare protagonista di numerose esperienze da vivere in prima persona? Scopri tutte le nostre proposte e visita il nostro sito per scoprire l’Isola tutto l’anno… da diversi punti di vista!

 

Due giorni alla scoperta di Bitti

Due giorni alla scoperta di Bitti

Per fare questa esperienza bisogna lasciarsi alle spalle la quotidianità ed essere disposti a calarsi nel mondo di fatica, amore e dedizione dei pastori. Bitti è la cornice di questo viaggio, è la linfa che alimenta le testimonianze del passato e le tradizioni che ancora si tramandano da generazioni. La fattoria didattica è la culla di questa realtà e sa accogliere chi ha voglia di lasciarsi trasportare nel passato. Appena si arriva ci si rende conto di essere circondati dalla natura. La fanno da padrone le querce da sughero che, quando si presenta la stagione giusta, danno l’opportunità di assistere alla raccolta del sughero. Abili mani coinvolgono in questa pratica affascinante e antichissima. La pianta spogliata della sua corazza e tinta di rosso vivo rimarrà senza il suo abito, pronto per essere lavorato nella realizzazione dei classici sgabelli e dei i famosi vassoi che, adornati dal verde delle foglie del mirto, diventano il letto per il piatto più apprezzato dai turisti, il maialetto. Calarsi completamente nella vita del pastore significa vivere a pieno la sua giornata che inizia molto presto con la mungitura. Questa pratica quasi rituale, per molto tempo è stata portata avanti da mani ruvide e logore che con una delicatezza decisa e ferma estraevano il latte. Materia prima, unica fonte di sostentamento per le famiglie e a volte unica merce di scambio in un’economia che conosceva solo il baratto.

Oggi questa magia è andata persa perché quelle mani sono state sostituite dalle macchine che hanno alleggerito il carico dei pastori. Il latte munto viene poi trasportato nel piccolo caseificio dove inizia la lavorazione. Il formaggio è il primo frutto della fatica della giornata: mettere le mani nel latte, rompere il caglio e cercare di dare la forma alla pasta è sicuramente entusiasmante. È poi la volta della ricotta che ancora calda è versata nei contenitori e portata in cucina dove inizia la lavorazione dei piatti tipici di Bitti che verranno serviti per pranzo. Svolgere queste attività è l’occasione di sentire i racconti dei pastori. Aneddoti e storie accompagnano questo mestiere, si racconta l’importanza di ascoltare e rispettare la natura, di conoscere il proprio gregge, di sapere che ad ogni campana che adorna il collo degli animali, corrisponde uno ed un unico suono diverso da tutti gli altri, di contare le fasi lunari indispensabili per il calendario. Tutto è rievocato e narrato con semplicità e intensità. La giornata si conclude con la transumanza. Il gregge viene portato al pascolo e anche questo diventa momento di condivisione e occasione di racconto. Bitti, parte integrante del Gennargentu, ha un territorio prevalentemente granitico dove la macchia mediterranea è preponderante.

Questa biodiversità, oltre all’economia agropastorale, ha dato la possibilità di far crescere anche una realtà viticola in espansione, con la produzione di vini di eccellenza che si possono degustare durante i pasti nella fattoria. La transumanza è anche opportunità di lunghe passeggiate in completo relax. Inoltre in questo spazio è possibile avvicinare gli altri animali che animano la fattoria e fare esperienze dirette anche con questi. Un’ultima nota da segnalare è la possibilità di sentire, mentre si è immersi in questa realtà atavica e ancestrale, il suono della lingua sarda. Il sardo, lingua neolatina a tutti gli effetti, è la musica che contraddistingue questa parte di mondo. Il bittese è la varietà più conservativa della Sardegna, si può riconoscere il suono delle “t” che è rimasto invariato nel passaggio da una lingua all’altra. La durezza di questa lingua diventa melodia con il canto a Tenore, che ha fatto di Bitti il monumento e il capofila di quest’arte. Dichiarato dall’Unesco Patrimonio Immateriale dell’Umanità ha dato al paese il Museo multimediale del canto a Tenore.

Vivere questa vita anche solo per due giorni accende la voglia di ripetere questa esperienza per cercare di carpire altri segreti e per continuare a sentire affascinanti storie raccontate dalla sapienza di queste persone. È un ambiente accogliente, adatto anche per le famiglie, i bambini sapranno sicuramente entusiasmarsi più degli adulti. Quando si sceglie di viaggiare ci si deve far plasmare dal luogo che ci ospita, bisogna farlo nostro e permettergli di sedimentarsi dentro di noi affinché si trasformi in un’esperienza. Questo piccolo mondo è espressione della collettività dei pastori sardi e della loro esistenza.

Le meraviglie della città di Cagliari tra archeologia e natura

Le meraviglie della città di Cagliari tra archeologia e natura

Cagliari è il centro urbano più esteso della Sardegna: una vera e propria città! Presenta alcune particolarità affini alle “grandi città”, come la Metropolitana leggera! Ma Cagliari non è solo la città più estesa della Sardegna, è anche e soprattutto uno scrigno di tesori nascosti. È una città che offre il mare, vicina alle più belle spiagge del sud Sardegna, un clima mite tutto l’anno, una vivace vita culturale con i suoi musei, il teatro i suoi luoghi di interesse naturalistico… insomma, un’infinità di scelte! Questo articolo non basterebbe per raccontare tutte le ricchezze archeologiche presenti a Cagliari e nei dintorni, ma sicuramente una fra le tante tappe che sono consigliate per chi ama la storia della Sardegna è sicuramente la Basilica di San Saturnino. Restaurata da poco è il monumento paleocristiano più antico dell’isola è qui che venne sepolto Saturnino, patrono della città, dopo esse stato decapitato nel 304 a.C. in seguito alla sua decisione di non rinnegare la fede cristiana. La Basilica fu costruita in stile bizantino insieme alla vasta necropoli sulla quale è sorta. Una visita guidata può sicuramente servire a capire dal vivo quali sono state le sue fasi di costruzione e rielaborazione nelle diverse fasi storiche. Se San Saturnino si trova in un punto della città, chiamato il quartiere Villanova, Il Polo Monumentale di Sant’Eulalia si trova invece nel quartiere della Marina, esattamente sopra via Roma. Abbastanza semplice da raggiungere a piedi o con i mezzi di trasporto, è davvero un piccolo tesoro storico-artistico da visitare.

 

Se ci si immerge nella sua visita potremo trovarci di fronte a diversi monumenti tra cui la chiesa di Sant’Eulalia, la sottostante area archeologica, il Museo del Tesoro e la cripta monumentale. Il museo conserva il consistente patrimonio artistico delle chiese di sant’Eulalia, Santa Lucia e Santo Sepolcro, più il materiale archivistico. Un contenitore molto suggestivo dove si possono ammirare diverse opere, tra cui due sono molto belle, ovvero un calice barocco del 1623 e un dipinto raffigurante ‘Ecce omo’ con Gesù flagellato. Si aggiunge l’area archeologica sottostante. Un viaggio in oltre 2000 anni di storia della città di Cagliari. Questo è giusto un pezzetto di ciò che offre la città in ambito archeologico, storico e artistico. Inoltre, c’è anche un aspetto naturalistico della città, che offre luoghi immersi nella natura, lontani dal caos del traffico e dal via e vai delle persone. Un’idea curiosa potrebbe essere una visita all’Orto dei Cappuccini. Quest’ultimo può essere indirizzato a diverse tipologie di persone tra cui bambini, le famiglie e i gruppi di appassionati sia di archeologia che di vegetazione. Un orto che faceva parte del primo convento presente nel territorio sardo costruito appunto dai Cappuccini nel 1595. Il convento sorgeva su di un vastissimo territorio dove appunto era stato creato l’orto. Oggi un vasto prato verde immerso nel silenzio, con adibite aree per la coltivazione di piante aromatiche e erbe medicinali. Si può cogliere anche qui, come in tutta la Sardegna, il legame con la storia passata, se si pensa che anticamente l’orto era un passaggio obbligatorio per i viaggiatori stranieri. Un certo William Smith affascinato da questo luogo donò alcune piante tropicali, semi e un nespolo giapponese ancora presente. Una curiosa parentesi immersa nel cuore di Cagliari, sicuramente da visitare.

 

La natura e il mare sono ancora l’elemento vincente, se si pensa che anche durante l’inverno si può decidere di passare una giornata al Poetto. Il Golfo degli Angeli poi sovrastato dalla famosa Sella del Diavolo. Luogo, quest’ultimo diventato meta principale di chi ama l’escursionismo, ma anche di chi semplicemente vuole passare una diversa giornata all’insegna della natura. Si può raggiungere il promontorio attraverso un percorso che parte dalla spiaggia di Cala Mosca, da dove inizia un sentiero in salita, un sentiero selvaggio immerso nel verde della natura che si alterna all’incontro di paesaggi mozzafiato con lo sfondo del blu del mare. Durante il cammino si potrà sostare in un’altra delle spiagge più suggestive di Cagliari, ovvero Cala Fighera. L’arrivo in cima regalerà e ripagherà l’escursionista con sensazioni e paesaggi indimenticabili. In cima al promontorio possiamo visitare una piccola torre costiera, un edificio ormai semidistrutto. La torre risale al 17° secolo e dal luogo in cui sorge la torre del Poetto si possono avvistare le torri costiere del golfo di Cagliari quali quella ubicata a “Mezza Spiaggia” e “L’isola dei Cavoli”. Durante questo percorso cittadino si può decidere di fare sosta e mangiare in uno dei tanti ristorantini tipici nel centro di Cagliari oppure scegliere di mangiare seduti in riva al mare!

Ecoparco Neulè: una giornata alla scoperta delle bellezze sul fiume Cedrino

Ecoparco Neulè: una giornata alla scoperta delle bellezze sul fiume Cedrino

“Tra il velo squarciato della nebbia luminosa, fra giochi di sole e d’ombra, sotto il cielo turchino dipinto di strane nuvole che si diradavano lentamente, un sogno d’artista impazzito, un quadro d’inverosimile bellezza”

Grazia Deledda

Così Grazia Deledda descrive, in uno dei suoi libri, una delle zone dell’Est Sardegna poco distante dal territorio dell’Ecoparco Neulè. “Un quadro d’inverosimile bellezza” è proprio questo che ho ritrovato navigando le acque del fiume Cedrino. Siamo nel comune di Dorgali dove troviamo l’Ecoparco Neulè, un parco privato di cinquanta ettari, situato a pochi chilometri dal Golfo di Orosei e dalle sue meravigliose spiagge, e a pochi metri dal Cedrino, quinto fiume più lungo della Sardegna.

L’escursione è iniziata proprio dall’interno del parco dove Giampiero, il proprietario, ci ha portati con il suo fuoristrada sino alla riva del fiume, per poi iniziare la nostra gita sul battello. Abbiamo navigato le acque del fiume Cedrino lentamente per poter ammirare il paesaggio intorno, ascoltando attentamente i racconti di Giampiero mentre ci spiegava la storia e le conformità del territorio. E’ sensazionale vedere come durante la navigazione il territorio circostante cambi spesso conformità, passando inizialmente dal verde della vegetazione tipica alle pareti granitiche, per poi cambiare ancora e passare a pareti rocciose che nascondo delle bellissime grotte e regalano un panorama mozzafiato. A metà mattina abbiamo fatto anche un piccolo aperitivo a bordo con dolci e del buon vino bianco. La prima fermata con il battello è stata alla chiesetta di San Pantaleo. Si cammina pochi minuti in salita prima di arrivare davanti a questa chiesetta bianca, così bianca che fa da contrasto con il celeste del cielo che ci ha regalato questa giornata di metà inverno. Entriamo, ci sediamo nei banchi come fossimo a scuola e Giampiero ci racconta la storia della chiesetta.

In questa piccola chiesa la festa in onore di San Pantaleo viene celebrata l’ultima settimana di Luglio, ma per diversi anni non è stato più così. Da quando è stata costruita la diga si è alzato il livello dell’acqua e non è più possibile arrivarci tramite terra, ma solo con delle barche. Per questo motivo l’ultima festa venne fatta nel 1983, anno in cui terminarono i lavori alla diga. Solo nel 2006 diversi volontari si riunirono per ristrutturare la chiesa e poter così rifare la festa nell’ultima settimana di Luglio, dove le centinaia di persone che oggi partecipano arrivano con piccole barche. E’ stato bello sentire questi racconti, scoprire cosa può succedere quando una comunità si unisce per un obbiettivo comune, quando lavora senza nulla in cambio per riportare in vita una tradizione. Usciti dalla chiesetta siamo rimasti qualche istante ad osservare il panorama sul fiume dall’alto, dove ancora una volta sono rimasta meravigliata dalla perfezione della natura.

Riprendiamo la nostra escursione nuovamente a bordo del battello e raggiungiamo la Grotta del Guano che ci ha regalato dei colori stupendi; le grotte hanno sempre qualcosa di affascinante. Arrivati all’ora di pranzo siamo rimasti sorpresi dall’organizzazione di Giampiero: ha trasformato il battello in una comoda tavola per gustare tantissimi prodotti tipici sardi; dalla salsiccia e salumi ai vari formaggi, per non parlare della buonissima ricotta fresca, e ancora pane carasau e del buon vino rosso. E’ stato un pranzo meraviglioso, nel bel mezzo del fiume Cedrino, sopra un’acqua talmente calma che faceva da specchio alle pareti imponenti. E’ stato un momento di totale pace, serenità e condivisione. Non solo del cibo ma anche dei racconti con un gruppo di persone appena conosciute con cui ci siamo fatti delle belle risate. Ma le sorprese non sono finite con il pranzo, infatti abbiamo proseguito la navigazione sino ad arrivare alla Sorgente su Gologone. Le sorgenti di Su Gologone si trovano nel comune di Oliena e si inseriscono in un paesaggio veramente unico. Questa sorgente sembra un piccolo laghetto incastonato tra due altissime pareti, la cui acqua è di un colore chiaro e cristallino che cambia a seconda di come riflette la luce del sole.

Questa è stata l’ultima tappa dell’escursione, da qui siamo tornati al punto di partenza, ovvero all’Ecoparco Neulè. Nel parco, oltre alla gita in battello si può navigare il fiume anche affittando una canoa. Oppure si possono fare diverse escursioni organizzate come gite a cavallo, trekking, il giro del parco in bicicletta o in quad. Inoltre vi è un agriturismo con diciotto camere disponibili per passare delle giornate in totale relax a contatto con la natura; per questo sono stati creati anche dei percorsi naturali segnalati per fare escursioni in solitaria.

E a fine giornata, quali sono le sensazioni che mi restano? Sicuramente sono rimasta felicissima dell’escursione fatta e sono tornata a casa con un nuovo pezzetto di Sardegna nel cuore che mi mancava. In più ho scoperto dei posti incredibili che assolutamente vi consiglio di vedere, e con Giampiero ho appreso nuove cose di cui non ero assolutamente a conoscenza!

Vivi il lato più autentico della Sardegna!

Vivi il lato più autentico della Sardegna!

C’è un volto della Sardegna segreto, più autentico e silenzioso, lontano dal turismo costiero e balneare. Anzi, sono tanti i volti che questa straordinaria isola sa offrire. Sicuramente non si può tralasciare la bellezza delle coste, con le sue acque cristalline e la macchia mediterranea che si affaccia sino al mare, o le grotte e le rocce dalle forme più svariate. Ogni sardo e ogni persona che ha la fortuna di passare su quest’isola ha il dovere e il piacere di visitare e vivere la costa, però… la Sardegna non è solo questo! Chi ha la voglia e la curiosità di addentrarsi più all’interno della regione sarda, e la fiducia e la sensibilità di lasciarsi trasportare da esperienze antiche e tradizionali, non potrà di certo restare deluso ma manterrà senza dubbio un ricordo unico, un ricordo autentico dei posti che visiterà.

Il nostro Portale Escursì è ormai ricchissimo di queste esperienze, disseminate in tutto l’entroterra della Sardegna: da Mamoiada e Orgosolo, a Bitti e Silanus, passando per Aritzo, Belvì, Sorgono, Galtellì, Scano e tanti altri piccoli borghi.
Come sempre, è quasi impossibile raccontarli tutti in un unico articolo di blog, senza far assumere a quest’ultimo le sembianze di un infinito elenco della spesa. Qua ne tratteggeremo alcuni, lasciando a voi il compito di scoprirli tutti, con i giusti tempi e modi.

Uno dei tanti bellissimi Murales che contraddistinguono le vie di Orgosolo

In questo articolo sarà la provincia barbaricina di Nuoro ad essere protagonista e partiamo dal paese di Mamoiada. In questo borgo son davvero tante le esperienze a disposizione e oggi ne selezioniamo due: una giornata da Mamuthone e il tour delle botteghe degli artigiani, tra i quali anche i vecchi mascherai che da secoli creano con sapienza proprio le maschere dei Mamuthones. I Mamuthones, insieme agli Issohadores, sono tra le maschere più antiche del carnevale della Sardegna che riproducono rituali ancestrali che prendono inizio dal rapporto dell’uomo con gli animali. Attraverso questa esperienza, potrai entrare profondamente in contatto con questo rito e queste usanze, avendo anche il privilegio di indossare i vestiti tradizionali. Una giornata pensata anche per i più piccoli, per farli divertire ed emozionare. Nel tour delle botteghe degli artigiani si potranno invece scoprire i “trucchi del mestiere” di questi veri e propri artisti: le tappe svarieranno tra i diversi laboratori del Mascheraio, del Coltellinaio, al Forno del pane carasau e in una cantina di Cannonau; gusto e storia saranno perfettamente fusi per accontentare tutti i sensi dei partecipanti.

Piccoli Mamuthone e Issohadores a Mamoiada

Passiamo ora al paesino di Bitti, sempre nel cuore della Sardegna. Qua si possono vivere delle giornate tipiche dei lavoratori più antichi della regione: i pastori e i fattori. Infatti non visiterai semplicemente le aziende e le fattorie locali ma potrai cimentarti nei lavori giornalieri: la mungitura, governare un gregge (transumanza), la potatura, la lavorazione del formaggio e tanto altro ancora. Condividerai il sudore e il sacrificio dei pastori e fattori sardi ma anche il divertimento, l’amore per la terra e, naturalmente, le primizie che questa terra sa offrire come il buon vino, i formaggi e gli affettati!

Anche i più piccoli possono divertirsi in Fattoria a Bitti!

Ora ritorniamo vicino Mamoiada, ad Orgosolo. Un borgo che sta diventando sempre più famoso grazie anche ai suoi particolari Murales che non solo abbelliscono il centro urbano ma ne raccontano anche la storia. Ad Orgosolo si può fare veramente di tutto: non solo tour guidati urbani, visite alle cantine o ai Musei ma anche e sopratutto dei laboratori in cui cimentarsi in arti antiche. Un esempio? La visita con laboratorio allo straordinario Museo del Pane. Questo Museo vanta circa due secoli e custodisce utensili antichi utilizzati per la produzione del pane tipico di Orgosolo: “Su Pane Tostu” (pane carasau) e “S’Ispianada” (la spianata). Tutti i partecipanti si cimenteranno in un’attività didattica dove bisognerà letteralmente mettere le “mani in pasta”! Per carpire tecniche e segreti della lavorazione del pane in tutte le sue fasi.

Mani sapienti lavorano la pasta al Museo del Pane ad Orgosolo

Infine facciamo una tappa a Silanus, luogo meno conosciuto di quelli citati sino ad ora ma ugualmente ricco di testimonianze ed esperienze autentiche da vivere. Nel meraviglioso complesso archeologico di Santa Sabina, dove si può apprezzare un elegante nuraghe in ottimo stato, si possono prendere parte a due splendide attività: una giornata da Nuragico ed una da Archeologo. Dai più grandi ai più piccolini, si potranno ripercorrere gli usi e i costumi degli antenati nuragici dei sardi oppure si potranno inscenare degli scavi, scoprendo le tecniche degli archeologici. Anche in questi casi gli ingredienti sono sempre gli stessi: scoperta, emozione e tanto sano divertimento!

Il Nuraghe di Santa Sabina a Silanus

La panoramica è finita e speriamo di avervi lasciato il seme della curiosità per poi aver la voglia di approfondire e prendere parte a queste esperienze che riescono a mettere in mostra un volto meno comune della Sardegna ma appunto più antico ed autentico. Perché la Sardegna non è solo una, e dopo il relax estivo tra spiagge e calette da sogno vi resta tanto, ma tanto altro da scoprire!

Una mattinata alla scoperta del Mandrolisai

Una mattinata alla scoperta del Mandrolisai

Il Mandrolisai è un territorio affascinante e ricco di attrazioni, nel cuore della Sardegna, incastonato tra le Barbagie ai piedi del massiccio montuoso del Gennargentu. In particolare il nostro sguardo è rivolto in alla zona di Santu Maru che prende il nome dall’antico santuario edificato qui secoli fa nel centro della Sardegna nel luogo in cui passa il 40 parallelo nord. In una piccola porzione di territorio sono localizzati gli ingredienti per creare una escursione unica ed emozionante. Il sito prenuragico Biru e Concas, con oltre 200 menhir, il già citato santuario di Santu Maru, il Nuraghe Talei un protonuraghe a pianta quadrata, i vigneti della D.O.C MANDROLISAI e le sugherete secolari.

L’appuntamento è per le prime ore della mattina, nei pressi del sito Biru e Concas e già prima di iniziare la visita si avverte una sensazione insolita di trasporto emotivo, legata al fatto di trovarci in luogo scelto come sacro dalle prime forme di civiltà del Mediterraneo, considerando che secondo recenti teorie ci troviamo sull’isola di Atlante, che ospita l’Atlantide tanto cara a Platone. Con una breve passeggiata ci troviamo catapultati in una dimensione dove aleggiano mistero e fascino, decine di menhirs si presentano ai nostri occhi, alcuni sollevati altri adagiati al suolo, frantumati ed altri celati tra le zolle, sono lì a dirci che 3000 anni fa da queste parti l’uomo era bene presente, e dialogava con i suoi Dei, le stelle, la natura ed i suoi defunti. Alcuni hanno coniato per questo sito il nome di stonehenge sarda, data la sua importanza, e pensare che fu scoperto da un appassionato del luogo che nei tardi anni 80 vestiva la fascia di sindaco del paese.

Con un’agevole passeggiata tra le sughere giungiamo innanzi alla facciata del santuario di San Mauro, un chiesa edificata dai monaci Benedettini, la sua facciata ospita un rosone molto imponente , che con un diametro di 2 metri è il più grande della sardegna. Tale rosone e posizionato a poche decine di metri in maniera frontale al sito precedente quasi a voler esorcizzare il il richiamo pagano dei menhirs. L’interno è molto semplice, mentre all’esterno la chiesa e circondata da decine di muristenese, le abitazioni minuscole che ospitano i partecipanti alla novena dedicate al santo, il paesaggio rurale sardo e pieno di situazioni analoghe.

Il Nuraghe Talei

La mattinata prosegue, e dopo aver varcato un cancello in ferro, entriamo in un podere adibito a pascolo che all’improvviso ci concede la visione di un nuraghe alquanto insolito, infatti non è circolare come aspetteremmo ed il suo interno appare poco spazioso, siamo in presenza del Talei imponente esempio di protonuraghe a pianta esagonale ed a corridoio, una cosa poco diffusa tra tutti gli 8000 edifici che occupano la sardegna da nord a sud. A pochi passi i resti di una tomba di giganti, che merita rispetto e analisi approfondite.

La campagna circostante ci regala la fantastica visione di un rigogliosi boschi di querce in particolare sughere e l’imponente Gennargentu in lontananza. Non ci resta che iniziare l’approccio con uno degli aspetti più caratteristici del luogo che stiamo visitando, i suoi vigneti. Questo territorio è stato inserito nel registro dei paesaggi storici e tradizionali. un riconoscimento che deriva da secoli di attività agricola dedicata alla vite ed al vino. Qui si produce un vino particolare, la DOC Mandrolisai, un uvaggio di tre uve, il cannonau il muristellu e il monica. Si passeggia in vigna alla ricerca dei segreti di questa antica attività umana, fatta di gesti figli di una tradizione antichissima: potature, cura del suolo, vendemmia, rapporto con il clima ed amore per la vita rurale.

Dopo la passeggiata eccoci davanti a calici di un vino pregiato rinomato, prima in tutta la Sardegna, ora in tutto il mondo, dove raccoglie consenso e premi. Il padrone di casa ci guiderà in un’atmosfera sensoriale che farà emergere il tutti profumi nascosti in un bicchiere di vino. La mattinata sta per incontrare il pomeriggio, quindi è ora di mangiare, naturalmente prodotti della campagna, gli ovili non mancano, e sicuramente troveremo un pastore pronto ad accoglierci, con salumi pecora e maialetto, e sopratutto vino e abbardente.

Avventura, divertimento e relax per un addio al nubilato o al celibato esclusivo

Avventura, divertimento e relax per un addio al nubilato o al celibato esclusivo

Un’esperienza outdoor, immersi nella natura della Sardegna può essere l’idea giusta per organizzare un addio al nubilato o al celibato diverso dal solito, originale e anche molto esclusivo. Un evento memorabile per i futuri sposini che potranno così divertirsi, rilassarsi e per i più adrenalinici, scatenarsi, in compagnia degli amici più cari in luoghi davvero da sogno.

A bordo la festa dura un giorno
Cosa c’è di meglio di una rilassante giornata in barca, prenotata in esclusiva, per godere dell’imbarcazione solo per il tuo gruppo di amici. Una festa in cui gli invitati saranno anche il sole caldo, il mare cristallino in cui tuffarsi durante le varie soste e le suggestive calette. Un’imbarcazione tutta per voi in cui brindare e pranzare con bontà locali.

Le possibilità sono tante e toccano la Sardegna da nord a sud: l’esclusiva giornata in yacht nelle acque di Stintino, in una barca a vela d’epoca che naviga imperiosa nel bellissimo Arcipelago di La Maddalena, o in charter per chi preferisce navigare tra l’Isola di Spargi e la spiaggia rosa in modo più moderno. Ma anche nel Golfo di Cagliari, nelle acque dell’isola di Sa Pietro e ad Alghero.

Emozioni forti per futuri sposi avventurosi
Se i futuri sposini amano misurarsi con emozioni più intense, l’addio al nubilato/celibato potrebbe essere l’occasione per vivere una avventura dal sapore “wild”.
Per chi ama i motori, sfrecciare a bordo di un quad in Ogliastra è un’esperienza molto divertente da fare con gli amici, percorrendo fondi rocciosi e strade sterrate nel cuore del Supramonte di Baunei.

Chi vuole toccare letteralmente il cielo con un dito, non può perdere la scalata dell’isola di Tavolara. E se amate i parchi divertimento, il percorso di canyning a Rio Pitrisconi è proprio per voi. La natura sarà il vostro parco giochi e tra tuffi, arrampicate e calate, con la verticale massima che arriva a 20 metri, farete fare ai vostri amici sposi il pieno di energia ed entusiasmo. Davvero il giusto preludio per le nozze.
Se vuoi avere altre informazioni e qualche consiglio, contattaci via chat sul nostro sito, via mail all’indirizzo info@escursi.com o su facebook. Fidati di Escursi.com e regalati un’addio al celibato o al nubilato memorabile!